…a volte si deve rinunciare.
Capitolo III – Parte III
Per un pezzo andarono avanti così, con il Capitano che lo esortava ad imprimere tutta la sua potenza nei passaggi, pur esigendo, al contempo, che fossero precisi al millimetro e al millesimo.
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Dopo una breve pausa a base di semplice acqua fresca e silenzio, Schneider lo scrutò riflettendo per qualche istante, poi domandò – Pensi di essere pronto per provare a parare, portiere? – Le iridi scure si infiammarono come tizzoni – Sono nato pronto, Capitano. – Aggiustò la visiera e corse subito a mettersi in posizione. Genzō ci mise tutto il suo impegno e determinazione, ma il nuovo tiro era ancora più potente dei soliti shots, non per niente lo aveva ribattezzato FireShot: eccome se bruciava!
Ma, l’istinto del lupo è come il vizio: non si perde. E ad ogni tiro, Wakabayashi andava sempre più vicino a riuscire a toccare la palla.
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– Facciamo un cosiddetto scambio equo? Tu mi aiuti a fare in modo che il FireShot sia imparabile, eccetto che da un unico portiere, ed io intanto ti alleno per essere in grado di pararlo. Ed entrambi ci sveliamo i barba-trucchi e i punti deboli dell’altro. Come la vedi? – Non poteva essere più soddisfatto, in quell’istante, ma non si mise ad esultare – Comandi, Capitano. Però forse sarebbe meglio cominciare subito, invece di perderci in chiacchiere… – In risposta, uno shot gli sfrecciò sibilando pericolosamente vicino al volto, insaccandosi in rete. – Attento a ciò che desideri, portiere: potresti ottenerlo… –