Genzō e Karl

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Sfida al campetto: FireShot

Inseguire un sogno, afferrare il destino – Genzō e Karl – Sfida al campetto: FireShot

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Non sempre si può vincere…

Capitolo III – Parte II

Genzō era riuscito a raggiungere il dannato cinquanta percento proprio sull’ultimo tiro. Le ultime parole di Schneider, prima di congedarsi, erano state – Bravo, portiere: ero sicuro che non mi avresti deluso. Domani in campo, però, starà soltanto a te fare in modo di sfruttare al meglio quest’occasione, e dimostrare che il giapponese merita di potersi guadagnare il posto di titolare non solo a parole. – Aveva riflettuto parecchio su quella lunga frase, pronunciata dopo sette giorni in cui si erano parlati soltanto con gli occhi e i duri allenamenti, ripromettendosi di dare nientemeno che il massimo.
E, come promessogli, adesso stava a lui dover difendere la porta amburghese, sotto lo sguardo omicida di EmmentHans, ma anche del resto della squadra, tranne giusto Herri e Karl-Heinz. Quando il Mister negli spogliatoi aveva annunciato la formazione, aveva pensato ironicamente che, se le occhiate fossero state di pietra, a quest’ora sarebbe stato già lapidato. Era entrato in campo assolutamente convinto che sarebbe stata una passeggiata di salute, invece, contrariamente ad ogni pronostico, la partita fu ugualmente un totale calvario, soprattutto per lui.
Perché non solo mancavano gli elementi migliori, dato che Coach Bähr aveva lasciato in panchina, non solo ovviamente Hans, ma anche Kaltz e Briegel, il cosiddetto solido centrocampo amburghese, e, assente Schneider, il tridente d’attacco era ridotto a due sole punte. Inoltre, i due difensori appartenenti agli “effequattro”, Gongers e Hannes, avevano fatto palese ostruzionismo, sia non obbedendo alle sue direttive in difesa, sia addirittura commettendo falsissimi errori di distrazione; con l’ovvio scopo di fargli fare una pessima figura col Mister e di conseguenza anche con Karl-Heinz, che a sua volta sarebbe stato biasimato dal Coach per aver perorato la causa del giapponese.
Pertanto, a causa del suo orgoglio, che non gli avrebbe mai permesso di far ricadere le sue mancanze sul Capitano, che lo aveva aiutato, era lo stesso riuscito a mantenere inviolata la porta, rimediando ai pasticci della difesa, e aveva anche dimostrato la sua abilità nell’interrompere le azioni avversarie con efficaci uscite dai pali, anche al limite dell’area di rigore. Siccome, appunto, giocavano contro la penultima in classifica, il Mister ne aveva approfittato per schierare una formazione composta praticamente da riserve, allo scopo di fare impratichire negli schemi anche loro; per questo motivo, sebbene la Saarbrücken fosse un’inutile squadretta contro cui normalmente avrebbero stravinto con ampio margine, l’incontro odierno terminò abbastanza penosamente con uno striminzito e alquanto faticosamente sudato 3-0.
Con una delle sue solite lunghe occhiate penetranti, il Kaiser gli fece intendere di aver capito perfettamente le difficoltà incontrate durante la partita; poi, prima di andarsene, gli aveva rinnovato la proposta di recarsi al campetto, dopo gli allenamenti alla “J”, per continuare a combattere, così, la loro personale “guerra” fatta di shots e rigori. Genzō stavolta era più che soddisfatto, soprattutto perché il Capitano non aveva perso la fiducia ma confermato anche la stima, considerandolo, evidentemente, non solo un degno avversario, ma ormai un compagno di squadra a tutti gli effetti.
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