Non sempre si può vincere…
Capitolo III – Parte II
Quel venerdì al campetto si respirava la tipica aria di sfida, anche maggiore dei giorni scorsi, perché Genzō era seriamente intenzionato a raggiungere il suo obiettivo, che a ogni tiro si avvicinava un po' di più, e, del tutto concentrato, non si faceva intimorire da un Kaiser più implacabile che mai, che continuava a scagliare innumerevoli serie di shots, tenendone sempre il conto con precisione svizzera, poiché, altrettanto risoluto, non l’avrebbe data vinta al portiere così facilmente: ognuno dei due era più che deciso a superare l’altro, o, perlomeno, a non farsi battere.
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Genzō era riuscito a raggiungere il dannato cinquanta percento proprio sull’ultimo tiro. Le ultime parole di Schneider, prima di congedarsi, erano state – Bravo, portiere: ero sicuro che non mi avresti deluso.
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Aveva riflettuto parecchio su quella lunga frase, pronunciata dopo sette giorni in cui si erano parlati soltanto con gli occhi e i duri allenamenti, ripromettendosi di dare nientemeno che il massimo.
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Con una delle sue solite lunghe occhiate penetranti, il Kaiser gli fece intendere di aver capito perfettamente le difficoltà incontrate durante la partita; poi, prima di andarsene, gli aveva rinnovato la proposta di recarsi al campetto, dopo gli allenamenti alla “J”, per continuare a combattere, così, la loro personale “guerra” fatta di shots e rigori. Genzō stavolta era più che soddisfatto, soprattutto perché il Capitano non aveva perso la fiducia ma confermato anche la stima, considerandolo, evidentemente, non solo un degno avversario, ma ormai un compagno di squadra a tutti gli effetti.