Sugli incontri: l’apparenza inganna.
Capitolo I – Parte II
Dite Weiss: lesse il nome del suo, ancora sconosciuto, compagno di banco, dato che era ancora deserto. Che nome era Dite, maschile o femminile? E se fosse stata una ragazza? Non che la possibilità rappresentasse un problema, ovvio, anche a Nankatsu le scuole erano prevalentemente miste, ma, per sei lunghi anni, aveva avuto vicino il taciturno Takasugi da un lato e il tranquillo Kisugi dall’altro. Sperava quindi che, nell’eventualità, non gli capitasse un’ochetta rompiscatole.
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Istintivamente fece confronto con la sua vicina, seduta sul davanzale, che gli sembrava invece più piccolina, minuta; anche i capelli erano chiari ma tendenti al rossiccio più che al biondo, e gli occhi erano un cupo verde scuro che sembrava quasi grigio. Non poteva dire che fosse una brutta ragazza, nel complesso non lo era affatto, soltanto un po' meno appariscente rispetto al terzetto.
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Risero tutti e tre e per qualche attimo Genzō e Dite si fissarono, forse, considerando entrambi, nello stesso momento, che anche loro due avrebbero dovuto “convivere” per i successivi sette anni.
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Lei sorrise, leggermente, ma i suoi occhi rimasero fissi di fronte a sé, forse soprapensiero. La campanella aveva appena segnalato la fine dell’intervallo di metà mattina e le altre classi avevano già chiuso la porta, ma il loro insegnante non era ancora arrivato.
Genzō e Dite erano ormai i soli rimasti in corridoio; la ragazza mise finalmente a fuoco lo sguardo e lui si trovò proprio lungo la sua traiettoria. Si fissarono di nuovo, ma nessuno dei due, evidentemente, riuscì a trovare qualcosa da dire, e così stettero in silenzio.